Ordini, contratti e pagamenti sicuri. Ecco la rivoluzione “Blockchain”

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Gli analisti la considerano la più grande innovazione digitale dopo Internet.

Riportiamo l’articolo di MARIO PLATERO pubblicato su LA STAMPA il 06/04/2018, CAMBRIDGE (MASSACHUSETTS)

Passeggiando nei laboratori dell’Mit ci si accorge che la rivoluzione nelle verifiche contrattuali e nei pagamenti digitali è reale, in fase di accelerazione impressionante. Intermediari per trasferimenti bancari, agenti assicurativi, venditori di prodotti al risparmio potrebbero cambiare ruolo o sparire, con risparmi di costi di gestione o amministrativi fino al 90%. E con un potenziale di «distruzione» positiva, di tipo schumpeteriano, che cambierà le nostre vite e i nostri affari almeno quanto le ha cambiate Internet. Qui non si parla di valute crittografiche, di bitcoin, ethereum, ripple, dash, zcash, ma della rivoluzione implicita nella tecnologia sottostante: il «blockchain», un processo che appare irreversibile, che avrà un impatto sull’economia «ancora più importante di quello che ha avuto Internet» dice Christian Catalini, professore di innovazione tecnologica, imprenditorialità e gestione strategica alla leggendaria Sloan School of Business dell’Mit. In che modo? Semplice. Si compie un passaggio fondamentale, ricercato da alcuni decenni nella nostra era dominata dall’economia digitale: se Internet ha consentito un trasferimento rivoluzionario e in tempo reale dell’informazione, la tecnologia del blockchain consente un trasferimento immediato e garantito del valore, un passaggio che finora mancava. E che toccherà ogni angolo della nostra vita del giorno per giorno, ogni settore dell’economia.

Se il bitcoin e i suoi simili, veri e propri «gettoni» («token» in inglese) sono stati oggetto di speculazione ossessiva, dell’attenzione della Federal Reserve che solo ieri ha annunciato misure per monitorarne la volatilità, il blockchain ha la solidità dell’innovazione irreversibile. «Immagini che il blockchain sia l’equivalente delle rotaie, mentre il bitcoin è l’equivalente del container che scorre su un vagone lungo i binari» mi dice un finanziere che resterà anonimo e che sta puntando miliardi di dollari su questa scommessa per il futuro.

Una scommessa con radici antiche. Il ruolo del diritto, del libro mastro, la necessità di redigere contratti, notarizzarli se necessario, garantirli, portarli a termine con consegne e pagamenti sicuri, spesso con il ruolo di intermediari, risale all’antica Roma. Nel tempo, queste ovvie esigenze per la ricerca di tranquillità si sono complicate e hanno imposto la creazione, nelle aziende e nei rapporti economici, di sovrastrutture essenziali per lo sviluppo economico. A un costo. L’economista di Chicago Ronald Coase è stato il primo a formulare dubbi sull’efficienza dei costi per mantenere in piedi gli apparati giuridici amministrativi. E nel 1991 ha ricevuto per queste sue ricerche e intuizioni il premio Nobel per l’economia. Da allora sono passati quasi trent’anni e la risposta per accelerare e recuperare l’efficenza auspicata da Coase verrà proprio dai blockchain, un meccanismo che attraverso comunità operative (blocchi), forma catene di informazione digitale che offrono garanzie istantanee per l’esecuzione di contratti e transazioni: interi settori a partire da quelli finanziari, banche, assicurazioni per arrivare a quelli industriali e al consumo, fino alle categorie professionali degli avvocati o dei notai, saranno ribaltati. Per ora ci sono solo stime, ma in alcuni casi l’eliminazione di molti passaggi amministrativi comporterà da una parte una caduta dei costi fino al 90%, dall’altra una riduzione e un cambiamento dei posti di lavoro: un triste sviluppo al quale ormai siamo abituati per le conseguenze di altre innovazioni tecnologiche dall’automazione all’intelligenza artificiale.

Qualche settimana fa, ai margini di un seminario organizzato (non a caso) dalla Facoltà di Legge di Harvard a New York abbiamo incontrato alcuni dei protagonisti dell’avanscoperta, fra questi American Express: «Abbiamo investito in Abra, che investe in prodotti Blockchain per restare all’avanguardia nei servizi che diamo ai nostri clienti» afferma Emily Binick VP di Amex. Ieri un annuncio del Ceo di Abra: «Ai bitcoin abbiamo preferito i contratti intelligenti offerti da litecoin e abbiamo preso una posizione» ha detto. E litecoin ha fatto un balzo del 15% in borsa. Caitlin Long ha lavorato per anni a Morgan Stanley, poi ha fondato una blockchain start up, Symbiont. L’ha lasciata per andare in Wyoming e portare lo stato all’avanguardia nel settore. Aiuta il governatore a formulare nuove leggi per accogliere i nuovi strumenti digitali: «non torniamo indietro – ci dice la Long, appassionata, determinata – il Wyoming sarà all’avanguardia, una sorta di paradiso per le applicazioni della tecnologia blockchain». Possibile che il Wyoming intraveda la possibilità di prendere il posto del Delaware, paradiso fiscale per il vecchio sistema ma privo di liquidazioni e garanzie in tempo reale? La Long non lo dice, ma c’è da scommetterci. Per questo la Sec, l’equivalente della nostra Consob si preoccupa: «Abbiamo rilevato che in molti casi le applicazioni della tecnologia blockchain, soprattutto le raccolte di capitali con bitcoin, rientrano nella tipologia giuridica che richiede la nostra attenzione» ci dice Steve Peikin, condirettore della divisione coercitiva della Sec. In che tempi si passerà dalla sperimentazione, dall’avanguardia al cambiamenti strutturali? «Credo che entro 5 anni avremo già dei cambiamenti sistemici» dice ancora Catalini all’Mit – «di sicuro non c’e’ tempo da perdere». Verissimo, anche perché quando una grossa multinazionale come Amex gioca d’anticipo, cavalca l’onda del cambiamento per non esserne travolta, quando uno stato decide di cambiare le sue leggi e quando persino la Sec si muove inserendo la blockchain nella cyber unit, vuol dire che la tecnologia migliorerà rapidamente, che i gap si colmeranno in fretta e che, nei fatti, il futuro è già arrivato fra noi.